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STORIE DI SPAZI


tipo: Ricerca sul concetto di spazio pubblico, identità del luogo e rapporto con la dimensione temporale. Ipotesi di intervento sul Centro Storico di Trescore Balneario.
cronologia: Luglio 2007
autori: Architetto Matteo Gaverini, Architetto Manolo Lochis
Il lavoro di ricerca intraprende un'analisi critica e storica del concetto di spazio pubblico passando attraverso lo studio dell'identità del Luogo e del rapporto con la dimensione temporale, concludendo con la presentazione di un'ipotesi d'intervento per la riqualificazione del centro storico di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.

L'approccio progettuale cerca un confronto con il contesto, con le relazioni che si vengono a determinare tra le parti e con l'immagine d'insieme che si compone nella mente delle persone.
In tal senso, con la pratica dell'ascolto, si intende rintracciare l'identità che risiede nel Luogo.
Tale identità concretizza una dimensione esistenziale propria degli abitanti che viene assunta, dall'architetto, come fondatrice dello spazio stesso.
Il lavoro di ricerca si occupa dunque dello spazio pubblico nei modi in cui esso si rende abitabile e ciò non può che coinvolgere i materiali da costruzione.
Le soluzioni progettuali rintracciano, nelle forme e nei dettagli degli arredi urbani della piazza cittadina, una similitudine con il mobilio tipico degli interni domestici.
In tal maniera si intende accrescere l'atmosfera di famigliarità del Luogo, favorendo l'accoglienza di quei modi di abitare un tempo tipici della sfera privata ma oggi sempre più diffusi negli spazi pubblici.
Al contempo, tramite i materiali, si intendono portare alla luce i tratti distintivi e le identità che risiedono nel carattere proprio del luogo storico.
Gli arredi sono proposti in marmo bianco di Zandobbio, la stessa pietra del basamento del complesso scultoreo "Filipù e Filomena" presente in centro piazza.
Un marmo locale, questo, che proviene da cave poco distanti e che è da sempre impiegata per opere pubbliche o di particolare pregio.
Un velo di assolutezza che si intende dunque stendere sugli arredi urbani resi domestici, a ribadire che il privato è si entrato in piazza, ma che per far ciò si è spogliato del proprio essere effimero per assumere tutta la consistenza di quegli elementi che, perdurando nel corso dei tempi, sono tipici dello spazio pubblico.
Lastre di pietra Arenaria di differenti misure composte "alla romana" formano i "tappeti" dei salotti urbani che accolgono gli tali, con un compito di delimitazione e di mediazione tra lo spazio semi-privato costruito e lo spazio pubblico circostante.
Funzione questa che è spesso già assolta dalla pietra Arenaria quando presente nei porticati dei cascinali o nei relativi viali, dove funge da conciliatore tra spazi interni e spazi esterni.
Tutta la superficie della Piazza non occupata dalle aree dei salotti e dalle fasce in pietra a ridosso dei fronti degli edifici, è costituita da un omogeneo pavè di cubetti di porfido rosso del Trentino.
Un materiale che caratterizza molte piazze dei comuni nel nord Italia e non solo, una scelta volta principalmente alla salvaguardia dell'immaginario collettivo dei cittadini.
Essi infatti hanno imparato ad associare all'istanza di piazza tale specifico materiale, nel loro immaginario tendono sempre più a rintracciare in esso il carattere tipico degli spazi pubblici per definizione.

Il materiale impiegato viene dunque scelto non solo per le qualità tecnologiche ed estetiche ma anche per il "valore affettivo" e il "carico simbolico" che con sé porta.

Il valore che viene evidentemente preservato è il sentimento delle cose, il legame che la pietra instaura con noi e con il nostro immaginario.
Con ciò saranno tutelati i nostri interessi vitali e il nostro modo di sentirci partecipi della realtà a cui apparteniamo.
 






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